La Regina, Caputo, Genco, Verde, Viola, della Madonna, del Monaco, della Torre … C’era un tempo in cui ogni specie aveva un Nome, che spesso derivava da un cognome, o un soprannome o una località.
 
Tutti li conoscevano, così come si conoscevano i nomi dei parenti, anche dei cugini lontani e dei “figli di”…
 
Si sapeva quando erano nati, quando e chi li aveva innestati, da quanto non stavano potati, e quale mano li aveva potati la prima volta.
 
Un mandorlo non era mai solo un mandorlo, né tantomeno una cultivar denominata con un codice.
 
Ogni pianta aveva la sua dignità, la sua particolarità e la sua identità.
 
In un terreno se ne potevano contare anche a decine, tutte diverse. “Quella l’ha piantata il nonno. Quella ha i frutti amari. Quella è tardiva. Quella è dolce. Quella l’ho potata per la prima volta a 12 anni. Quella s’è sposata col leccio, vivono vicino a un muretto a secco, raccoglierla è un casino…”.
 
In certi luoghi dimenticati dal tempo, tra centinaia di alberelli tutti diversi, adagiati su tappeto di erba medica, mentre si raccolgono i frutti a mano, questi discorsi si fanno ancora.
 
Sembra si parli di membri della famiglia. Parole al vento, che in realtà ti fanno pensare a quanto siamo tutt’uno, a quanto la natura fa parte di noi e noi di lei. A quanto siamo davvero famiglia e quanto questa Terra sia casa
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