C’è stato un tempo in cui qui si campava grazie alle ciliegie. L’oro rosso, lo chiamavano. Tra maggio e giugno i paesi si fermavano: tutti in campagna! Nei ciliegeti era un continuo brulicare, dall’alba al tramonto. Grandi e piccini, amici e parenti. Quando si doveva raccogliere non c’era niente di più importante da fare.

Dopo la raccolta si arricchivano agricoltori e famiglie intere, fabbri e artigiani, negozi, muratori e commercianti… si rifacevano le finestre, si riempivano le dispense e gli armadi, si allargavano i campi e gli orti. I nostri nonni grazie alle ciliegie hanno comprato case e terreni.
Poi è arrivato il progresso. L’agrochimica ha rovinato i frutti, le piante e i suoli. E i tecnici hanno rovinato i contadini. La super produzione ha abbassato i prezzi. I piazzisti dei mercati generali e i trasformatori dei grandi marchi hanno dato la mazzata finale
E sulle macerie di questo progresso è arrivata a fagocitare i resti la Grande Distribuzione Organizzata.
Un prodotto di qualità, eccellenza di questa terra, nel giro di qualche decennio è diventato svenduto e abusato. Tant’è che proprio in questi giorni per le strade di Conversano gli agricoltori stanno riversando quintali di ciliegie. Gliele comprano a 70 centesimi al chilo. Non ci paghi neanche il conto dei fitofarmaci. È un sistema malato contro il quale puoi solo perdere: tempo e soldi, salute ed energie.

E pensare che sarebbe così bella la raccolta. Magari in compagnia di qualche amico, mangiando e raccogliendo, raccogliendo e mangiando. Che tanto male non fa. Parlando e ridendo. E assaporando quel gusto che sa di buono, un po’ di ciliegia e un po’ di fortuna. Che oggi, l’aver capito quanto son preziose certe cose, ti fa sentire davvero benedetto dalla Vita.