Prima del tonfo si sente un “crac”. È il cuore che si spezza. Il suo, ma anche il nostro. Poi la caduta. È un attimo. Ma in quell’attimo tu muori mille volte.
Abbiamo portato acqua con i secchi, riempito gli spazi tra le radici di terra con le mani, tagliato rami e fronde col seghetto per non far prendere le chiome. Da mezzogiorno fino a notte fonda. Prima in uno, poi in tre, poi in quindici. Ce l’abbiamo messa tutta, e anche di più. Ma avevano dato fuoco in più punti nei terreni limitrofi, almeno tre. Contemporaneamente. E noi non avevamo mezzi, se non un tubo d’acqua da 16 mm attaccato con lo sputo al condotto principale.
Tre camion dei Vigili del Fuoco non sono riusciti a raggiungere il terreno: troppo grandi i mezzi, troppo strette le stradine. Non passavano. Per tutto il pomeriggio i pompieri hanno guardato bruciare gli alberi limitrofi dal loro parcheggio. Altre squadre con i pick-up invece ce l’hanno fatta. Quella di Eugenio è stata con noi fino a sera, fino a quando l’ultimo dito d’acqua è finito. Lui, salentino, mentre lavorava guardava quel disastro con gli occhi tristi di chi ha già visto troppe volte bruciare la propria casa.
Dieci ore dopo l’inizio di quest’inferno arriva la polizia municipale per dirci che ce la siamo cercata, che probabilmente diamo fastidio a qualcuno e che ce ne dovremmo andare da qui.
Oggi sfiniti contiamo i morti: almeno 40 ulivi secolari pluricentenari. Una strage. Corpi enormi spaccati in due sul terreno, alcuni bruciano ancora.
Piangiamo e preghiamo: per noi, per gli ulivi, per la Puglia, per chi ha fatto tutto questo. Uomini piccoli, vili, codardi, con l’anima dannata e il cuore putrido. Uomini che non sanno che a bruciare non è mai solo un campo, è la Terra di tutti, gli ulivi piantati dai nostri avi, anche per loro e per i loro figli. È il presente, è il futuro, è la Vita. Sono uomini che non hanno capito che noi comunque continueremo a piantare, a seminare e a pregare. Per noi. Per i nostri figli. Per la Terra di tutti. E anche per loro.
Ps. Grazie infinite a Luigi, Gigi, Nico, Gaia, Elena, Morena, Vincenzo, Leo, Annarita, e alla squadra di Eugenio, non solo per la professionalità ma, soprattutto, per l’umanità.
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