“Oggi al CIMI un evento per me straordinario: la potatura di un ulivo ad opera di Francesco Mastroleo, pugliese d.o.c., che vive in mezzo agli uliveti da quando era nella pancia della mamma, da quando giocava da piccolo tra i tronchi plurisecolari dei terreni dei suoi avi, ulivoCULTORI da generazioni.
Davvero mi si è aperto un mondo! E oggi dico: ‘le piante… queste sconosciute! …la Potatura…un Arte!’
Se analizzo quello che ho sentito e visto fare oggi da Francesco dalla mia ottica di medico mi è parso evidente che nella formazione di un buon potatore c’è una quantità di conoscenze di Anatomia, Fisiologia, Patologia, Semeiotica e Clinica applicate al mondo vegetale e all’ulivo in particolare.
Da un altro punto prospettico, diciamo architettonico, uno spunto interessantissimo è osservare il modo in cui le piante occupano lo spazio: possono farlo in modo armonico e equilibrato, cosa che garantisce alla pianta stabilità e benessere, ma anche non equilibrato, essendo tale distribuzione nello spazio fortemente condizionata da fattori esterni non sempre ottimali (precaria esposizione alla luce del sole, barriere e ostacoli di ogni sorta, soprattutto la presenza competitiva di altre piante…)
L’incontro con Francesco offre spunti interessantissimi dal punto di vista agricolo perché pratica da anni Agricoltura Rigenerativa arricchita dal sapere di generazioni di coltivatori, ma è molto stimolante anche per chi vuol conoscere le piante e non si limita a riconoscerle e a classificarle botanicamente o a considerare il loro utilizzo alimentare o terapeutico, ma ne coglie il loro modo di essere al mondo.
Per la prima volta nella mia vita ho visto l’Ulivo!
Abituato a considerare l’importanza della spazialità nella pratica del Tai chi chuan e del Qi Gong (le 8 direzioni del Pa kua) come pure la postura dei miei pazienti e il loro modo del tutto personale di abitare lo spazio, fonte di benessere o malessere , ora ho chiaro che anche per le piante è fondamentale un buon modo di essere nello spazio. Le branche e i rami debbono essere tra loro in una relazione equilibrata, opportunamente distanziata, che risulta essere ergonomica e è garanzia di salute e di longevità, nonché conditio sine qua non per avere una produzione di frutti generosa in quantità e buona in qualità.
Una buona potatura significa ricondurre la pianta a questo equilibrato rapporto spaziale, con sapienza e rispetto, senza stress eccessivi.
Significa favorire la penetrazione dei raggi solari in tutto il ‘sistema pianta ‘ grazie alla buona disposizione dei rami e del fogliame e prendersi cura che tanto la base che la sommità dell’Ulivo siano parimenti nutrite e rinverdite ( per questo si usa la Potatura a vaso rovesciato o tronco di cono con la base piu ampia in basso) in modo che i raggi solari arrivino fino alle fronde basali)
La capacità di osservare la ‘postura’ della pianta e di concepire come poter ottenere – nel tempo – una disposizione ergonomicamente funzionale è il primo strumento di un buon potatore. Riuscire poi a guidare la pianta al raggiungimento di questo obiettivo, grazie a tagli ben mirati , è il sapere di un potatore degno di questo nome.
Tralascio i dettagli tecnici di come e quando tagliare, che abbiamo approfondito nel corso, ma che in realtà non sono dettagli bensì condizioni importantissime da seguire per non danneggiare la pianta. Qui mi limito a comunicare emozioni, associazioni, scoperte: non si può parlare di Ulivo senza considerare gli aspetti antropologici. Per millenni l’uomo ha convissuto con l’Ulivo trasformando un arbusto – tale è! – in albero, adattandolo a tutte le altezze, così da poter coltivare sotto il suo ombrello riparatore alberi da frutto (mandorli, fichi, vite, agrumi in particolare) e poi verdure, cereali, legumi, grazie alla sua ombra protettiva e all’acqua dei suoi tronchi e dei suoi rami, preziosa riserva idrica nei lunghi periodi siccitosi di quelle regioni! Coltivazioni tutte che ‘coprivano’ il terreno come un manto, proteggendolo dall’evaporazione e quindi dall’aridità, dal compattamento, dall’erosione, generando humus, la sostanza organica che rende i suoli vitali e fertili.
Quante storie un narratore potrebbe raccontare di una ‘antica fatica’, nel non sempre idilliaco rapporto tra Uomo e Natura. Ma anche quanti antichi Saperi tramandati da genitori, nonni e bisnonni a figli e nipoti, allo scopo di mantenere l’Ecosistema vivo e produttivo per la sopravvivenza!
Vogliamo parlare dell’oggi?! Tonnellate di chimica tossica sversata negli ultimi decenni ha deprivato i suoli di sostanza organica, compattandoli come cemento, suoli asfittici, morti! Il livello di fertilità è in caduta libera, ormai prossimo a quello dei deserti. Su quei suoli dovrebbe vivere e prosperare (?!?!) l’Ulivo.
Si dice che Pasteur, padre della moderna microbiologia, in costante polemica col vitalista Claude Bernard, sostenitore dell’importanza del ‘terreno’ di ciascun individuo come resilienza alle malattie infettive , abbia esclamato in punto di morte: Claude ha ragione il microbo è nulla, il terreno è tutto!. Al contrario del fatto che i terreni siano ormai privi di risorse non si parla nemmeno! E si accusa invece come unico responsabile della strage degli ulivi, un batterio, la Xylella, normalmente endemico in area mediterranea. Eppure sono sufficienti ben mirati interventi di AGRICOLTURA RIGENERATIVA sul suolo e delle buone potature per salvare queste piante! Cecità ? Ignoranza? O dolo?
Gli spunti di riflessione non finiscono qui, soprattutto analogie di tipo pedagogico , del rispetto dovuto alla pianta , soprattutto nelle prime fasi evolutive. Approfondiremo.
Vorrei solo aggiungere che le competenze di un buon potatore riguardano lo spazio ma anche la evoluzione nel tempo della fisiologia della pianta: colui che pota può tagliare molto o poco ma deve aver sempre ben chiaro come riequilibrare la pianta, in primis – abbiamo detto – nelle sue coordinate spaziali. Quando queste sono chiare può togliere anche gran parte della chioma, con la consapevolezza , nella sua esperienza , di come la pianta ricostruirà il suo fogliame in condizioni di armonia e stabilità. Il potatore sa che con i suoi tagli favorirà nuova fotosintesi assicurando però il nutrimento delle branche più in difficoltà, che necessitano di essere sostenute laddove la pianta non ha potuto farlo spontaneamente per 1000 inconvenienti.
Un doppio sapere: uno spaziale iniziale, l’altro clinico, che prevede cosa accadrà nel tempo! Sottilineo clinico, perché potare bene una pianta è prendersene cura e molto speso rimetterla in salute. Soprattutto prevenzione! evitare che si ammali.
Mai in ogni caso ricorrerà a amputazioni e capitozzamenti di rami portanti – triste condizione di molte rovinose potature attuali , specie cittadine . Ferite inguaribili , atti vandalici più che potature.
Nel taglio deve esserci competenza, amore e rispetto!“
Gianni Marotta
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